ChatGPT Ads e Criteo: cosa cambia nell'eCommerce?

ChatGPT Ads non è più solo una notizia da osservare a distanza.

Sta iniziando a diventare un ambiente testabile, soprattutto per i brand commerce che lavorano già con cataloghi prodotto, feed, campagne performance e logiche di acquisizione full funnel.

L’integrazione tra Criteo e OpenAI va letta esattamente così: non come la nascita improvvisa di un nuovo canale già maturo, ma come uno dei primi passaggi concreti verso una forma di advertising più vicina alla discovery conversazionale che alla classica ricerca keyword-based.

Criteo ha annunciato a marzo 2026 di essere il primo partner ad tech integrato nel pilot advertising di ChatGPT, mentre OpenAI ha confermato che il test ads è ormai in espansione e continua a evolvere in termini di formato e accesso per gli advertiser.

Per i brand, quindi, il punto non è chiedersi se ChatGPT sostituirà Google Ads, Meta Ads o le campagne Shopping.

Sarebbe una semplificazione comoda, quindi naturalmente sbagliata.

La domanda più utile è un’altra: cosa succede quando un utente non cerca più un prodotto digitando una query secca, ma lo scopre dentro una conversazione?

Perché ChatGPT sta diventando interessante per il commerce

Negli ultimi anni la ricerca online si è frammentata.

Una parte delle decisioni di acquisto passa ancora da Google, marketplace, social e comparatori.

Ma una quota crescente di utenti usa strumenti AI per esplorare opzioni, confrontare prodotti, chiarire dubbi, restringere la scelta e arrivare più velocemente a una decisione.

OpenAI, nella documentazione dedicata alla product discovery, parla esplicitamente di utenti che esplorano, confrontano e decidono cosa comprare dentro ChatGPT, con risultati AI-powered pensati per momenti di scelta ad alta intenzione.

In questo contesto, ChatGPT non è solo un touchpoint informativo.

Può diventare un ambiente in cui l’utente formula bisogni complessi: mi serve un regalo sotto i 100 euro, quale prodotto è più adatto a questa esigenza?, fammi confrontare queste alternative, trova qualcosa di simile ma più economico.

Sono momenti diversi da una normale impression pubblicitaria.

L’utente non sta semplicemente scrollando. Sta cercando una risposta utile, spesso con un’intenzione già abbastanza definita.

Ed è proprio questo che rende il tema interessante per l’ecommerce: il placement non entra in un feed distratto, ma in una fase di valutazione già avanzata.

OpenAI stessa descrive gli ads in ChatGPT come inserzioni pensate per essere rilevanti in momenti in cui le persone stanno già esplorando opzioni o prendendo decisioni.

Cosa c’entra Criteo con ChatGPT Ads

La parte davvero nuova è che Criteo non entra in scena come semplice osservatore.

Entra come infrastruttura.

Nel comunicato di marzo 2026, Criteo spiega che l’integrazione consente ai brand di attivare inventory pubblicitaria nel pilot di ChatGPT attraverso una piattaforma già usata per campagne commerce e performance media.

Lo stesso comunicato aggiunge due elementi interessanti: da un lato Criteo si presenta come partner adatto a portare domanda, scala e attivazione familiare per i marketer; dall’altro segnala che, su un campione di 500 retailer statunitensi, i referral da piattaforme LLM come ChatGPT convertono circa 1,5 volte rispetto ad altri referral channel.

Per un brand ecommerce, questa è la parte che conta davvero.

L’accesso a ChatGPT Ads non viene letto solo come una campagna isolata, ma come un’estensione di una strategia più ampia fatta di catalogo prodotto, feed, audience, performance media e misurazione.

In pratica, il valore non sta soltanto nel "comparire su ChatGPT".

Sta nel capire se un ambiente conversazionale può portare traffico qualificato verso pagine prodotto, categorie o landing page commerciali, e se quel traffico può integrarsi con gli altri segnali già disponibili nelle campagne digitali.

Il punto chiave: advertising e shopping non sono la stessa cosa

Qui conviene fermarsi un attimo, perché è uno dei passaggi più facili da confondere.

OpenAI chiarisce che i risultati di Shopping with ChatGPT Search non sono ads e non sono influenzati da partnership pubblicitarie. I product results vengono selezionati dal sistema in base all’intento, al contesto e a segnali come metadata strutturati, prezzo, recensioni e descrizioni.

Gli ads, invece, sono separati dai risultati shopping e seguono una logica distinta.

Per i brand ecommerce questa distinzione è fondamentale.

Perché significa che la presenza in ChatGPT può giocarsi su due piani diversi: da un lato visibilità organica/product discovery, dall’altro advertising sponsorizzato.

Confonderli vuol dire progettare male sia il media plan sia il lavoro su feed, contenuti e pagine.

Come funziona il modello, in modo semplice

Il meccanismo ruota attorno a un principio abbastanza chiaro.

Quando una conversazione ha un intento compatibile con un bisogno commerciale, ChatGPT può mostrare un annuncio chiaramente etichettato come sponsored, separato dalla risposta organica.

OpenAI insiste molto su questa separazione: gli ads non influenzano la risposta, restano visivamente distinti e gli advertiser ricevono solo dati aggregati di performance.

Per i brand commerce, però, la qualità dell’attivazione dipende da elementi molto concreti.

Un feed prodotto ben strutturato, con dati aggiornati, immagini, prezzi e attributi coerenti.

Landing page solide, perché il click da ChatGPT deve atterrare su una pagina capace di chiudere o almeno portare avanti la scelta.

Messaggi chiari, pensati per utenti in fase di valutazione e non solo per intercettare una keyword.

E una misurazione realistica, perché il canale è ancora giovane e non va giudicato con le stesse aspettative di una campagna search consolidata.

OpenAI, lato merchant, è molto esplicita anche su questo: i brand possono condividere il proprio product feed senza ricostruire il catalogo, apparire in momenti di discovery ad alta intenzione e rimandare di default lo shopper verso sito o app del merchant.

Se il feed è disordinato, quindi, le pagine prodotto sono deboli e la proposta commerciale è poco chiara, ChatGPT Ads da solo non ti salva.

Perché non va trattato come una semplice campagna display

Il rischio principale è interpretare ChatGPT Ads come un altro placement da aggiungere al media mix. Sarebbe riduttivo.

Una campagna display tradizionale intercetta spesso l’utente in ambienti laterali rispetto all’intenzione d’acquisto.

Una campagna search intercetta una query più esplicita. Un ambiente conversazionale, invece, può intercettare un momento intermedio: l’utente non ha sempre già scelto cosa comprare, ma sta costruendo il criterio con cui deciderà.

Questo cambia il modo in cui bisogna pensare creatività, copy e pagine di atterraggio.

Non basta dire compra ora. Serve spiegare perché quel prodotto è rilevante per il bisogno espresso, quale problema risolve, quali alternative copre, quali dubbi scioglie.

In altre parole, la pubblicità deve avvicinarsi più a una risposta utile che a un banner travestito da raccomandazione.

La fase nuova: da pilot a canale più testabile

Un altro segnale importante è che il tema sta uscendo dalla fase puramente “partner-led”.

Search Engine Land ha riportato che OpenAI sta già ampliando il modello con un Ads Manager self-serve, introducendo anche CPC bidding, pixel-based tracking e Conversions API.

Siamo ancora in beta, ma è un passaggio decisivo: vuol dire che il canale sta iniziando a dotarsi degli strumenti minimi che i brand performance si aspettano da un ambiente realmente testabile.

Questo non significa che il livello di maturità sia già paragonabile a Google Ads.

Significa però che il discorso non è più solo teorico.

Per un brand ecommerce, oggi la domanda sensata non è “segnami quando sarà perfetto”.

È capire quando ha senso iniziare a testare, con quali aspettative e con quale infrastruttura pronta.

Quali brand dovrebbero guardarlo adesso

Non tutti devono correre su ChatGPT Ads domani mattina, anche se il mercato adora trasformare ogni novità in urgenza.

I brand più adatti sono quelli con alcune caratteristiche abbastanza precise.

Prima di tutto, ecommerce e retailer con cataloghi prodotto strutturati.

Poi brand con prodotti che richiedono confronto, spiegazione, selezione, oppure che beneficiano di un percorso decisionale meno impulsivo e più guidato.

Infine, aziende che hanno già una base performance solida: tracking affidabile, landing page forti, creatività coerente e una lettura abbastanza seria del funnel.

Se invece il tracking è fragile, il catalogo è sporco e la creatività è generica, la priorità resta mettere ordine.

Cosa misurare nella fase iniziale

In una fase pilot, aspettarsi subito lo stesso livello di granularità e stabilità dei canali più maturi è poco realistico.

La misurazione va impostata con aspettative corrette.

All’inizio ha senso osservare soprattutto:

  • impression e copertura nell’ambiente ChatGPT;
  • click verso sito, category o landing page;
  • qualità del traffico post-click;
  • comportamento su pagine prodotto o landing commerciali;
  • eventuale impatto su micro-conversioni, add to cart, lead o vendite assistite;
  • contesti e categorie in cui il placement sembra lavorare meglio.

Il punto non è solo chiedersi che ROAS ha fatto la campagna?

Il punto è capire se ChatGPT può diventare un touchpoint credibile dentro il percorso di discovery, consideration e scelta.

La risposta, come sempre, arriverà da veri test.

Cosa preparare prima di testare ChatGPT Ads

Per un brand che vuole valutare questa opportunità, il lavoro più importante avviene prima dell’attivazione.

Il feed prodotto deve essere completo e coerente.

Le pagine di destinazione devono rispondere davvero all’intento dell’utente. Le creatività devono essere riconoscibili ma non invasive.

Naming del brand, favicon, descrizioni e asset visual devono essere curati, perché in un’interfaccia conversazionale anche un dettaglio piccolo può influenzare fiducia e click.

C’è poi un tema SEO e GEO spesso sottovalutato.

Se gli utenti iniziano a usare assistenti AI per esplorare prodotti e confrontare alternative, la presenza del brand non dipende solo dall’advertising.

Dipende anche dalla qualità delle informazioni pubbliche disponibili: schede prodotto, FAQ, recensioni, contenuti editoriali, dati strutturati, pagine categoria e segnali di autorevolezza.

In questo senso, ChatGPT Ads non vive separato dalla strategia organica.

Paid, feed, contenuti e pagine devono lavorare insieme.

ChatGPT Ads sostituirà Google Ads?

No. E questa è probabilmente la risposta più sana.

ChatGPT Ads non sostituisce Google Ads, almeno non nel breve periodo. Occupa un territorio diverso: quello della discovery conversazionale, della comparazione guidata e della decisione assistita.

Google resta centrale per la domanda esplicita, per le query commerciali mature e per molte dinamiche di performance già consolidate.

ChatGPT può diventare un nuovo punto di ingresso, soprattutto quando l’utente non sa ancora esattamente quale prodotto cercare o vuole essere aiutato a scegliere.

La vera opportunità non è spostare budget alla cieca da un canale all’altro.

È capire dove ChatGPT può aggiungere valore nel funnel: nuova discovery, consideration qualificata, traffico verso asset commerciali già ottimizzati, insight sui bisogni degli utenti.

Il punto vero: presidiare la nuova fase della scoperta

La pubblicità dentro ChatGPT non è ancora un canale maturo.

Ma è un segnale forte di dove sta andando il mercato: dalla ricerca di keyword alla ricerca di risposte, dal browsing frammentato alla comparazione assistita, dal funnel lineare a percorsi più conversazionali.

Per i brand ecommerce questo significa prepararsi a essere trovati, capiti e scelti anche fuori dai contesti tradizionali.

Non basta esserci.

Bisogna esserci con informazioni corrette, asset coerenti, pagine utili e una strategia media capace di distinguere hype e opportunità reale.

ChatGPT Ads, attraverso partner come Criteo e nuove modalità di attivazione, può diventare uno dei primi spazi concreti per testare questa evoluzione.

Non va trattato come una scorciatoia.

Va trattato come un laboratorio: misurabile, graduale, integrato e soprattutto utile.

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