Strategia SEO nell’era AI: è sfida prompt vs keyword?

Il modo in cui cerchiamo è cambiato: query lunghe, chat, assistenti AI. Ma non farti ingannare dall’interfaccia. Sotto il cofano, il meccanismo è lo stesso di sempre.

I sistemi di ricerca, inclusi quelli basati su AI, devono comunque ridurre una domanda complessa a chiavi semplici per poter interrogare un indice. Il prompt è ciò che l’utente chiede.

La keyword è ciò che il sistema archivia.

Il rischio oggi è costruire strategie fragili, inseguendo l’infinità dei prompt e dimenticando le keyword. Risultato: contenuti che funzionano in conversazione, ma non esistono per i motori.

Non si tratta di scegliere tra prompt o keyword. Si tratta di capire a chi stai parlando e chi ti deve trovare.

La ricerca è diventata ibrida, non "AI-first"

Il mito della fine delle keyword è una semplificazione pericolosa.

La realtà è una Ricerca Ibrida, dove motori tradizionali e assistenti AI condividono la stessa base: indice, entità, segnali, struttura.

Le keyword restano la “linguetta” che permette ai contenuti di essere pescati dall’indice. Senza, l’AI non ha nulla da rielaborare, sintetizzare o citare.

Ottimizzare per l’AI non significa rinunciare alla SEO tecnica.

Significa usarla come fondazione:

  • temi chiari
  • gerarchie esplicite
  • relazioni semantiche leggibili

La conversazione vive sopra. La struttura vive sotto.

E senza la seconda, la prima galleggia poco.

Il futuro della SEO: meno micro-pagine, più contenuti strategici

Inseguire migliaia di query frammentate porta a un vicolo cieco: micro-pagine deboli, scollegate, difficili da mantenere e impossibili da difendere nel tempo.

Il cambio di approccio è netto: trasformare 10.000 query disordinate in pochi contenuti strategici, capaci di coprire interi temi e più intenti di ricerca insieme.

Questo modello:

  • riduce la complessità operativa
  • rafforza l’autorità tematica
  • migliora la leggibilità per l’AI

Non è minimalismo. È strategia.

Volumi di ricerca vs realtà degli utenti

I volumi di ricerca sono una media statistica. Gli utenti reali no.

Molti intenti ad alto valore emergono solo nelle conversazioni AI, senza numeri evidenti nei tool. Domande che tornano, si trasformano, cambiano contesto. Ma non scompaiono.

Il punto non è il volume. È la ricorrenza del bisogno.

Continuare a farsi guidare da stime stagionali e medie fuorvianti significa prendere decisioni comode, non decisioni corrette.

SEO e AI: un unico approccio, non due mondi separati

Fare SEO da una parte e AI dall’altra è lavoro doppio per risultati mediocri. Funziona molto meglio un approccio unico: un presidio solido che regge sull’indice e alimenta la conversazione.

La SEO tecnica non limita l’AI. La rende affidabile nel tempo:

  • struttura stabile
  • entità riconoscibili
  • contenuti riutilizzabili

L’AI non premia chi improvvisa. Premia chi è chiaro, coerente e strutturato.

Cosa portarsi a casa per adesso

L'attuale cornice di eventi fa emergere queste riflessioni:

  • Prompt vs Keyword: ottimizzare solo per la chat è un errore e come tornare a ottimizzare per l’indice senza perdere traffico conversazionale
  • La trappola dei volumi: come smettere di farsi guidare da numeri fuorvianti e iniziare a prendere decisioni operative reali per la SEO?
  • Dall’incubo al piano: come ridurre migliaia di query in pochi contenuti strategici che coprono temi completi?
  • Strategia “Presente Everywhere”: non sono due lavori separati, ma un solo sistema che funziona per SEO e AI

Il futuro della SEO è ancora da scrivere

Non facciamoci ingannare dal prompt.

Se vuoi che l’AI ti capisca davvero, devi prima essere trovabile dall’indice.

In questo scenario sarà ancora importante nutrire l’AI usando la struttura SEO tradizionale, costruendo contenuti che funzionano oggi sui motori e domani nelle conversazioni.

La visibilità nelle SERP non è ancora magia: è architettura.

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