Server-Side Tracking vs Client-Side Tracking

Quando si parla di tracciamento digitale, server-side e client-side non sono solo termini tecnici.

Rappresentano due approcci molto diversi alla raccolta e gestione dei dati, e comprenderne le differenze è essenziale per chi lavora con marketing digitale, e-commerce o analytics.

Non è una scelta da fare “una volta per tutte”: ogni modello impatta accuratezza dei dati, performance dei siti, privacy e controllo complessivo delle informazioni.

Scegliere il giusto mix significa avere una visione più chiara del comportamento degli utenti, ottimizzare le campagne e ridurre i rischi legati a dati incompleti o mal tracciati.

In questo articolo vedremo come funzionano entrambi i sistemi, i loro vantaggi e limiti.

E soprattutto: perché oggi un approccio ibrido è spesso la soluzione più efficace.

Perché il Client‑Side Tracking è stato lo standard per anni

Il client‑side tracking è il modo in cui la maggior parte dei siti web ha tracciato utenti e interazioni per oltre un decennio.

Funziona così:

  1. Il browser dell’utente carica script JavaScript come Google Analytics, pixel pubblicitari o tag manager.
  2. Quegli script intercettano azioni: visualizzazioni di pagina, clic, eventi.
  3. I dati vengono inviati direttamente dal browser alle piattaforme esterne (Analytics, Meta, Ads, ecc.).

La forza di questo modello è stata sempre la sua immediatezza e semplicità: installi i tag, il browser li esegue e i dati fluiscono alle piattaforme.

Fino a poco tempo fa, era anche efficace.

Ma il mondo è cambiato.

I limiti strutturali del Client‑Side nel 2026

Il tracking lato browser ora si scontra con una serie di ostacoli concreti:

  • Limitazioni su cookie di terze parti dovute a privacy browser (Safari, Firefox, etc.)
  • Restrizioni dei sistemi operativi come iOS che impongono controlli sul tracciamento
  • Consenso esplicito necessario per legge (GDPR e altre norme)
  • Ad blocker e tool di privacy user‑side che bloccano script

Tutti questi fattori fanno arrivare meno dati e di qualità peggiore ai sistemi di analytics e advertising, passo dopo passo.

Il risultato pratico è sempre lo stesso: i dati client‑side diventano più incompleti e più difficili da interpretare correttamente, soprattutto quando servono per prendere decisioni di spesa pubblicitaria.

Server‑Side Tracking: cosa cambia davvero oggi

Il server‑side tracking sposta la raccolta dati dal browser a un server controllato dall’azienda.

La sequenza diventa: browser server di raccolta piattaforme di analytics / advertising

Con un setup server‑side:

  • Il browser invia i dati a un server controllato dall’azienda
  • Il server "fa da filtro", arricchisce e inoltra i dati
  • Le piattaforme esterne leggono le informazioni dal server, non direttamente dal browser

Questo ha tre implicazioni fondamentali:

  1. Riduce la dipendenza dai limiti del browser
  2. Permette di centralizzare regole di consenso, anonimizzazione e controllo
  3. Consente d’inviare dati più accurati e affidabili alle piattaforme

In sostanza, il tracking non sparisce: viene spostato in un ambiente dove puoi governarlo meglio.

Il falso mito della "scorciatoia alla privacy"

È importante chiarire: il server‑side non serve ad aggirare le norme sulla privacy o ottenere dati che l’utente non ha consentito a raccogliere.

Non è una scorciatoia sotto banco.

Se un utente non acconsente al tracciamento, quel dato non dovrebbe essere raccolto o inoltrato, sia con un sistema client‑side sia con uno server‑side.

La differenza è che con il server‑side puoi codificare e applicare più facilmente le regole di consenso e anonimizzazione in un unico luogo, anziché spargere logiche di comportamento su decine di script nel browser.

Perché il server‑side migliora l’affidabilità dei dati

La potenza principale del server‑side è che lavora nel contesto di un ambiente più stabile.

Quando una transazione viene confermata dal sistema di pagamento o quando un evento di conversione è determinato da un server backend, quell’informazione non dipende dal browser, dagli script o dal consenso granularmente negato in quella sessione.

Mettere questi eventi nella pipeline server‑side significa che:

  • non si perdono dati perché il browser è bloccato
  • non si dipende da cookie soggetti a limitazioni
  • i dati transazionali creati "nel backend" diventano molto più affidabili

In ottica di performance marketing, questo può tradursi in decisioni di spesa e ottimizzazione più precise e meno rumorose.

Il client‑side non muore: vive nel modello ibrido

Una frase chiave emersa anche nella trascrizione condivisa è questa: il server‑side non sostituisce il client‑side.

Perché? Perché il browser rimane l’unico luogo in cui si possono osservare interazioni come:

  • scroll e comportamento di scorrimento
  • click su elementi specifici
  • interazioni con moduli e UI
  • eventi comportamentali complessi

Il server non può "sentire" queste cose da solo. Può riceverle solo se il browser gliele invia.

Ecco perché il modello ibrido è ormai lo standard più efficace: il client rileva il comportamento, il server lo consolida, arricchisce e invia alle piattaforme.

Server‑side con Google Tag Manager: prestazioni e sicurezza

Un punto interessante sollevato anche nella trascrizione è l’impatto sulle prestazioni e sulla sicurezza, uno dei motivi principali per cui GTM Server‑Side ha guadagnato attenzione.

Nel modello classico, ogni evento può attivare dozzine di tag: analytics, tracking pubblicitari, heatmap, advertising tag multipli.

Ogni chiamata ha un costo in termini di:

  • peso della pagina
  • latency di caricamento
  • utilizzo di risorse nel browser

Questa complessità si traduce in ritardi di caricamento, potenziali errori e una superficie di attacco più ampia.

Con il server‑side, quella complessità esce dal browser.

Una sola chiamata lato client può innescare un flusso server che:

  • distribuisce i dati internalmente
  • arricchisce informazioni senza altri script caricati sul client
  • riduce l’impatto sui Core Web Vitals e la performance SEO complessiva

Controllo dati e sicurezza: un valore che non si vede, ma conta

Nel client‑side i dati sono esposti in chiaro nel browser.

Questo significa che chiunque abbia accesso alla pagina può vedere gli eventi, i parametri inviati e potenzialmente profilarli.

Con il server‑side puoi:

  • inviare solo identificatori minimi dal browser
  • arricchire dati senza esporli pubblicamente
  • applicare regole di sicurezza centralizzate

Questo non solo migliora la qualità del dato, ma riduce anche la superficie di rischio di scraping o intercettazioni accidentali.

Tracciare meglio, non di più

Server‑side e client‑side non sono rivali.

Sono strumenti complementari allo stesso obiettivo: capire e utilizzare il dato in modo efficace.

Il client‑side racconta cosa l’utente fa. Il server‑side assicura che quel racconto arrivi pulito, filtrato e affidabile.

In un ecosistema dove i dati diventano sempre più scarsi e le regole sempre più stringenti, costruire un’architettura di tracking solida ed ibrida non è più un’opzione.

È una scelta strategica per chi vuole prendere decisioni di business basate su informazioni che contano davvero.

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