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Branded Keywords: perché sono (ancora) così importanti

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Branded Keywords: perché sono (ancora) così importanti

Potrebbe sembrare una domanda stupida, ma coglie in molti, spesso, impreparati. Una delle fondamenta di qualsiasi strategia PPC, ad oggi, rimane talvolta quesito irrisolto: compri le tue branded keywords? Stai monitorando il tuo brand dalla possibile azione di disturbo dei tuoi competitors?

La risposta che ci viene data, spessissimo, è “ma no, perché dovrei aver bisogno di acquistare le mie branded keywords se sono posizionato al primo posto nei risultati organici?”. Niente di più sbagliato, se si considera che in 9 casi su 10 ciò che rappresenta la tua offerta, il tuo messaggio o la tua comunicazione istituzionale è insediato tutti i giorni dalla concorrenza. Gli advertisers fanno bidding su keyword e trademark dei competitor, in modo da sottrarre in maniera efficace traffico web: è alla luce del sole, eppure c’è chi si fa ancora cogliere impreparato. Questa pratica comune passa in gran parte inosservata nelle principali ricerche verticali e può, col tempo, diventare estremamente difficile da monitorare. Lo confermano i dati: l’80% delle aziende che fanno pubblicità su Google acquistano i termini di ricerca con cui sono associati i propri competitors.

Dal 2008, quando Google ha revocato il divieto di fare offerte sui termini di ricerca di competitors, questa pratica è diventata completamente legale: fare bid sul nome dei competitors si può, a patto che di non menzionarli anche nel contenuto dell’annuncio stesso. Un sistema decisamente aggirabile, come vedrete dalla foto qui in basso.

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immagine da Econsultancy.com

L’importanza di proteggere le keyword di brand, quindi, non è un fattore secondario nella nostra strategia: se non lo fai, il secondo dopo sei a rischio. Non stai perdendo solo traffico organico, ma anche vendite, contatti e telefonate, che verosimilmente saranno destinati a competitor che ti hanno soffiato il lavoro. E che in questo momento hanno il doppio delle probabilità di convertire, perché ti hanno fatto fuori. Com’è possibile? Beh, è quello che la libertà di bidding comporta.

C’è una soluzione a questo problema? Sì, e si chiama brand safety. Ovvero l’analisi e il monitoraggio costante, la perseveranza nel rimanere lucidi e attenti, un passo avanti ai rischi. Il nostro consiglio è molto semplice: assicurati di essere il primo nei risultati di ricerca per le tue parole chiave, monitorando la situazione quanto più spesso possibile. Valuta anche l’utilizzo di uno script, come facciamo noi, in modo che le keyword associate al tuo brand siano sempre in prima posizione, senza esporle a rischi.

E ancora: se il tuo cliente sostiene che investendo sulle sue branded keywords sprecherà soldi (specie in utenti già acquisiti), la creazione di segmenti di audience dedicati ad escludere i contatti che hanno cliccato in precedenza è una strada facilmente percorribile, utile a proteggere, in questo caso, anche il budget. I risultati a pagamento sono la parte più visibile sul motore di ricerca: anche se è la SEO a premiarti, non è mica finita. È necessario assicurarsi di avere le armi giuste contro la concorrenza su tutti gli altri versanti.

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