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Email marketing: 4 consigli indispensabili per la prima campagna DEM

Email marketing: 4 consigli indispensabili per la prima campagna DEM

Assicurarsi che il proprio database di contatti sia pulito è essenziale prima di iniziare a mandare email per una campagna DEM,  specialmente se si tratta del primo invio in assoluto in una nuova piattaforma di marketing automation.

Ma cosa si intende con liste di email pulite e perché sono essenziali in una strategia di email marketing ?
Con database pulito si intende un database che contenga liste di indirizzi email validi e funzionanti, in modo che non si verifichino errori di recapito.
Infatti, gli errori di recapito sono un territorio pericoloso per sender che vogliono iniziare un futuro di successo nell email marketing, poiché se diventano frequenti possono determinare la penalizzazione del nostro dominio, andando a compromettere la nostra credibilità online.
Vi sono due tipi di errori di recapito, hard bounce e soft bounce: in entrambi definiamo bounces quelle email che vengono rifiutate dai server destinatari e quindi “saltano indietro”.

Differenze tra Soft bounce e Hard bounce:

Soft bounce è un errore temporaneo, i cui motivi possono essere molteplici: la casella postale del destinatario è troppo piena, il server del destinatario è momentaneamente offline oppure il nostro messaggio è troppo grande.  
Quando un indirizzo è segnalato come soft-bounce è consigliato provare a rinviare la email fino a massimo 5 volte in un lasso di tempo definito (3-4 settimane), per verificare se l’errore sia dovuto ad una momentanea problematica del server.
Se i soft bounce continuano, sarà opportuno creare una lista apposita con questi indirizzi che andremo a “testare”  saltuariamente con DEM per verificare se la situazione è cambiata.

L’Hard bounce, invece, è un errore di consegna permanente: l’indirizzo email al quale abbiamo mandato un’email non esiste più, è stato disattivato oppure il server del destinatario ha bloccato quello del mittente. Un alto tasso di hard bounce è molto compromettente: infatti, i client di posta elettronica (Gmail, Yahoo, etc.) possono interpretare questa realtà come segnale di acquisizione di indirizzi email in modo non corretto, magari anche illegale.
Inoltre, le regole automatiche del filtri anti-spam della maggior parte degli ISP analizzano in modo molto ravvicinato la reputazione dei sender: un precedente storico con alto tasso di hard bounce molto probabilmente farà sì che in una grande percentuale dei nostri invii, le nostre email finiscano nella nella cartella SPAM.
Giustamente i client devono “proteggere” gli utenti da spam e contenuti a rischio. Se credono che tu sia un mittente non sicuro, molto difficilmente lasceranno passare le tue email e nella sfortunata situazione che questo accada riconquistare la loro fiducia potrebbe essere un processo molto lungo e difficoltoso..

 

Poiché prevenire è meglio che curare, ecco i 3 consigli da seguire per la prima campagna DEM:


1.Partire con il piede giusto

Se si ha una lista di contatti pulita che abbiamo utilizzato in passato e che magari ha anche ottenuto ottimi risultati di Open Rate, è suggerito mandare la prima DEM a questa lista. Questo è necessario per garantire che il primo invio sia di qualità e partire con il piede giusto.
Non importa qualora la lista non sia vasta. Meglio pochi, ma buoni.

2.Imparare dagli errori
Se avete in precedenza utilizzato un’altra piattaforma di email marketing vi è la possibilità che abbiate già avuto qualche (brutta) esperienza con hard e soft bounces. Prima di iniziare con un nuovo software di email marketing è consigliato quindi fare un export di tutti i bounced precedenti e creare delle apposite liste nella nuova piattaforma, che verranno escluse in ogni nuovo invio.
Questa attività è molto importante per far si che non si riverifichino i soliti hard bounce, che potrebbero conseguentemente penalizzare la nostra autorevolezza.
Non cancellare gli hard bounce! Eliminandoli completamente dalla piattaforma vuol dire che, se per sbaglio uno di questi indirizzi rientrerà nel nostro database, sarà un nuovo hard bounce e non saremo protetti.

3.Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio
Può succedere di non essere sicuri della qualità dei propri contatti, specialmente se il nostro business si porta dietro da anni un enorme database male organizzato e caotico, al quale vi sono stati aggiungi indirizzi a mano, online e tramite molteplici attività delle quali spesso nemmeno ci ricordiamo.
Evitare assolutamente di caricare in bulk un disordinato ed infinito file csv nel nostro nuovo CRM.
In ogni caso infatti è sempre consigliato verificare la qualitá dei contatti prima di inviare, e vi sono molti servizi online dedicati appositamente ad accertarsi che le email siano valide e attualmente esistenti. Sharspring ne suggerisce alcuni, tra i quali:  Webbula, Kickbox, and BriteVerify.

4.Chi va piano va sano e lontano
Se si è alle prime armi con l’email marketing e totalmente nuovi come sender, è importante crescere gradualmente, aumentando il volume degli invii piano piano.
Questo processo, chiamato warming, permette di introdurre la tua posta agli ISP “con discrezione”, per evitare di travolgere terzi con comportamenti simili allo spam. Inoltre, partire con liste piccole consente di interrompere l’invio se i risultati iniziali si mostrino sfavorevoli.
In questo utile articolo, Sharpspring consiglia di partire con 1000 e poi aumentare nel tempo.

 

Morale della favola: pianifica sempre una buona strategia di email marketing prima del tempo e assicurati che il tuo database sia pulito prima di entrare in azione. Fidati, una volta partiti con il piede giusto, l’email marketing diventa sempre più divertente, soprattutto se si decide di utilizzare una piattaforma di marketing automation. Come? Scoprilo nel nostro ultimo video!

 

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